YOUTUBE
 

BOVINO
 


vista aerea

 

 


planimetria


leggi il ramanzo ambientato a Bovino

Dal 24 al 26 agosto: Juvenilia, manifestazioni e giochi

Dal 26 al 31 agosto: Museo Civico, "Scoperta memoria -l'invenzione del passato futuro"

27 agosto: Maratona di Bovino; Sagra bruschetta a San Procopio

Dal 28 al 30 agosto: Festa Patronale

28 agosto: Piazza Duomo, spettacolo musicale e concorso di poesia dialettale

29 agosto: Festa della SS. Patrona Maria SS. di Valleverde, Cavalcata storica; Piazza
Duomo, musica classica e sinfonica

29 agosto: "Cavalcata Storica", tradizionale festa popolare durante la quale una lunga fila di cavalieri e carrozze si recano a rendere omaggio alla Madonna di Valleverde.

30 agosto: Giochi popolari e Festa di piazza

 

Si erge al centro della "Selva Nera di Puglia", della "Sila di Capitanata". Qui Chino di Tacco sarebbe stato a casa sua. Come il bandito di passo e preda ora riscoperto dalla politica italiana, in due secoli di storia mille briganti popolarono la lunga e stretta gola e le profonde impenetrabili foreste del famigerato, vallo di Bovino. Dalla loro "audacia e dall'eroismo feroce" cantati dai poeti popolari, è ancora illuminato. Qui furono vissute "le più meravigliose istorie di inseguimento, di fughe, di morti atroci ed agonie orrende, di uomini superiori alle leggi dei codici ed alla legge morale, dormienti sotto gli alberi annosi con la pistola in pugno e il coltello fra i denti e la carabina fra le gambe e la cartucciera a fianco, di donne perdutamente innamorate, che se ne scendevano di notte dalle finestre della casa patema raccomandate ad una fune, mentre sulla via, palpitanti frementi, due occhi di fuoco spiavano fra le tenebre".

Come Chino di Tacco dalla rocca di Radicofani presso Siena dominava e taglieggiava il passaggio obbligato di chiunque volesse andare a Roma, così quei banditi approfittavano della posizione privilegiata di Bovino. Deve alla geografia gran parte della sua storia. Ai confini fra l'Ipinia e la Daunia, è sempre stata una città di frontiera, "crocevia per tutte le strategie di ogni tempo e ogni tipo" sull'unica via consolare fra Napoli e la Puglia. Ecco perché - come ricorda Carlo Gaetano Nicastro - un pugno di anime sperduto nel Subappennino ha vissuto tremila anni da protagonista. Ecco perché, per tante volte distrutta, Bovino è stata sempre ricostruita, spesso dagli stessi giustizieri. La rasero al suolo e la riedificarono i Romani nel 318 avanti Cristo durante le guerre sanniti-che. La mise a sacco dopo un assedio Costante II imperatore d'Oriente nel 663, venuto in Italia per cacciarne i Longobardi.l'assalirono e la bruciarono i Saraceni nel 972. Le truppe di Ottone I di Sassonia l'assediarono, ne distrussero l'acquedotto romano e ne bruciarono i casali. Nel 1045 Drogone il Normanno non ne lasciò in piedi un muro.
Nel 1528 fu il turno dei francesi di Odet de Foix visconte di Lautrec. Per non parlare dei due terremoti del 1456 e del 1851 e della peste del 1656.

A 647 m. sul livello del mare, sorge in cima ad un colle del Subappennino Dauno Meridionale dal quale si ammira un paesaggio assai vario, dalla piana del Tavoliere al promontorio garganico ad est ai monti dell'Appennino Irpino ad ovest. Antichissima città della Daunia, nota un tempo con il nome di Vibinum, fu più volte distrutta a causa della sua posizione strategica che la rendeva una importante postazione militare. Con l'arrivo dei bizantini nell'Alto Medioevo questo sito, come gli altri arroccati sul rilievo subappenninico, fu fortificato e ricostruito perché assolvesse ad una funzione difensiva e di controllo. Dovette però subire, nei secoli successivi, assalti, incendi e devastazioni soprattutto ad opera dei Longobardi. I terremoti del 1851 e del 1930 mutilarono parte del suo patrimonio artistico e architettonico, tuttavia restano tracce del suo passato nella cinta muraria di epoca romana e nell'imponente castello eretto sui ruderi di una fortezza romana e trasformato più tardi in Palazzo Ducale. La Cattedrale in stile romanico, risalente alla fine del X sec. è considerata monumento nazionale. La sua stuttura a tre navate evidenzia una tipologia precristiana con colonne monolitiche sormontate da capitelli romani e medievali. La facciata, rifatta nel 1231, si presenta semplice, con tre portali gotici ed un elegante rosone. Degni di nota sono anche la chiesa di San Marco in stile romanico pugliese e la chiesetta di San Pietro che conserva una tela del '600. Si segnala a qualche km dal centro, immerso in un bel parco, un santuario intitolato alla Vergine Maria di Valleverde.

Popolazione 4.546 ab.

 

|Home Page| | MOSTRI DI PIETRA |