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Secondo il Diritto Romano i
componenti della famiglia sono, gli uni rispetto agli altri
“AGNATI” e il
rapporto di parentela che esiste fra essi si dice agnatio:
fondata su una potestà, l’agnazione sussiste tra coloro che
discendono da un capostipite comune maschio, attraverso
altri maschi, anche se di solito il nome di agnati è
riservato ai collaterali e per alcuni studiosi neppure i
fratelli sono detti agnati riservando loro il nome di
consanguinei.
Il vincolo di agnazione può
essere più o meno stretto o più o meno prossimo e si computa
in gradi, considerando le varie generazioni come disposte su
scale a capo delle quali sta il capostipite.
Fra discendenti e ascendenti
(parentela in linea diretta) il grado di parentela è dato
dal numero delle generazioni: padre e figlio sono
reciprocamente ascendente e discendente in primo grado,
nonno e nipote in secondo grado e così di seguito.
In linea collaterale invece, il
grado si computa risalendo di generazione in generazione da
uno dei due agnati al capostipite comune e ridiscendendo poi
all’altro agnato: così l’agnazione è di secondo grado tra
fratelli (un grado in salita dall’uno dei fratelli al padre,
uno in discesa dal padre all’altro fratello), di terzo grado
fra zio e nipote (un grado in salita e due in discesa), di
quarto fra cugini ecc.
Normalmente non si ammette
agnazione oltre il sesto grado, il che vuol dire – in linea
collaterale – oltre i pronipoti di un bisavolo comune. Solo
eccezionalmente si ammette un’agnazione di settimo grado fra
pronipote e il figlio di un altro pronipote dello stesso
capostipite.
Tuttavia la denominazione di
Familia si
estende anche oltre la cerchia dei rapporti di agnazione,
fino ad abbracciare tutta una
stirpe, dal
greco “stirps”
ceppo, ossia parte basilare dell’albero, si può definire
anche come casa o “casato” cioè i discendenti di un
capostipite comune, quelli che nel sistema onomastico romano
portano lo stesso
nomen (es. i Tullii) o quanto meno tutti quelli che si
contraddistinguono con lo stesso
cognomen (es. i
Tullii Cicerones).
Certamente l’appartenenza alla
famiglia così intesa ha solo un senso sociale e nessuna
influenza nel diritto privato.
Con le parentele sin qui nominate
non va confusa l’adfinitas
cioè il vincolo che sorge fra un coniuge ed i parenti
dell’altro coniuge.
Nella tradizione italiana ogni
persona porta due nomi, il nome personale ed il cognome,
nella tradizione latina i nomi contemplati erano tre: il
prenome, il nome ed il cognome, es:
CAIO
GIULIO CESARE
Prenome
o nome
individuale
Nome Gentilizio della Gens o
Cognome, indica il singolo
gruppo famigliare di persone
individuo all’interno
della
(in
questo caso la Gens julia)
Gens
A detti nomi a volte si aggiunge
un soprannome es: MARCO PORZIO CATONE L’UTICENSE dove
“uticense” indica la città
in cui si tolse la vita. E’ da notare che ciascuno di questi
quattro nomi può essere l’origine di un nome italiano.
Il termine
Gens presso i
romani designava dunque l’insieme delle famiglie discendenti
da un medesimo progenitore, le quali avevano dunque lo
stesso cognomen.
Dal verbo generare
“genitor” (chi procrea) deriva generazione, che indica
tutti i nati da un medesimo genitore. I figli di costoro
costituiscono una seconda generazione e così via. Dal greco
“Ghenea” deriva
anche genealogia, la scienza che studia l’origine e
l’evoluzione delle famiglie.
Per raffigurare la discendenza si
ricorre all’albero genealogico, un tracciato di linee
verticali (il tronco) e orizzontali (i rami), su cui
collocare i vari componenti secondo il grado di parentela.
Lo Stipes è dunque l’albero cioè il progenitore, l’antenato
che ha dato il nome al casato che prende il nome di
capostipite. Può essere definito capostipite anche il
progenitore di un ramo cadetto che ha dato origine a quella
stirpe.
Quando nascono più figli, anche
se da diverse donne, si distingue tra primogenito e
ultragenito cioè tra primogenito e secondogenito,
terzogenito e così via. Di solito si contano solo i maschi
in quanto per le femmine, secondo l’antica legge salica, o
del puro seme, essere nate prima non dà diritto a privilegi.
Gli ultrageniti si dicono anche
“cadetti” quindi in un albero genealogico vi sarà una linea
primogenitale e vari rami cadetti.
Se un individuo ha più figli da
diverse mogli, questi si distinguono in “figli di primo
letto”, “di secondo letto” e così via.
I figli nati dalla medesima
coppia, in comune quindi sia il padre che la madre, si
dicono fratelli bilaterali o “germani” dal latino
germen germoglio.
I fratelli che hanno in comune il
solo padre o la sola madre si dicono “fratelli unilaterali”;
nel caso del solo padre prendono il nome di “consanguinei”
in quanto sono dello stesso sangue e portano lo stesso
cognome; nel caso della sola madre prendono il nome di
“uterini”.
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