fancesco

giuseppe

igino

Il cognome RAGUSEO appare, nei libri dei matrimoni conservati nella cattedrale di Bovino, per due sole generazioni, dopo di chè diviene RAUSEO e così si mantiene per le seguenti. La motivazione può trovarsi o nel semplice errore di trascrizione del curato di turno o nella "perdita" della g nel momento del passaggio dal latino all'italiano.



All’imbrunire di una giornata di fine estate, don Angelo Patuelli e Inigo passeggiavano nella “villa”, su e giù, percorrendo ripetutamente quel tratto che dal cancello va sino alla chiesa di Sant’Antonio, così proprio come è costume dei bovinesi, ammaliati dalla frescura dei castani selvatici; dalla loro intesa però si capiva che i due non dovevano solo scambiare qualche chiacchiere o combinare per un matrimonio o un funerale, davano infatti poca retta a coloro che li salutavano e quando qualcuno faceva cenno di avvicinarli per intrattenersi con loro, il prelato li rimandava con un gesto della mano garbato, ma deciso.

La villa comunale è un piccolo parco che generalmente viene chiamato “la Villa”, è una via di mezzo fra un giardino pubblico, una piazza ed un viale. Si colloca su due livelli, più ideologici che fisici; il primo è quella parte asfaltata che si allunga dalla fine di C.so Emanuele e corre per meno di cinquecento metri all’interno del parco in maniera pianeggiante fino al chiesa di Sant’Antonio. Un’aiuola intorno ad una vasca rotonda in cui si annoiano alcuni peci rossi segna per qualche mistero il confine fra il sacro della chiesa ed il profano del viale. Di fatto i cittadini nel loro passeggiare automatico non superano mai quel confine. Il viale è però anche una piazza perché è qui che la gente ha appuntamento per incontrarsi e parlare, per trascorrere il tempo dell’ozio o per discutere gli affari. Ai lati del viale due filari di secolari castani selvatici assicurano la frescura e in qualche modo rendono quel posto più intimo, come più intimo è passeggiare in città sotto i portici piuttosto che lungo una qualsiasi altra strada. Le panchine infine, disseminate un po’ da per tutto nella Villa assicurano ad ognuno, giovane o vecchio un punto di riposo che pure ogni tanto occorre. Il secondo livello è quella parte che dirada dolcemente verso “il Campo” attraverso aiuole, siepi e cespugli di biancospino. In questa parte si va più per trovare un po’ di solitudine o per portarci i bambini o, se è sera, ci si può appartare con la fidanzata. Il cuore del parco è il “baraccone”, una sorta di loggiato di pietra rosa che sovrasta la grande vasca di roccia rettangolare che ospita grossi pesci rossi e rossi maculati di giallo che hanno la tana proprio sotto la pietra centrale dalla quale fuoriesce un potente zampillo d’acqua.Un tempo la Villa era tenuta con gran cura e vi era addetto un bravissimo giardiniere che la sera, ad una certa ora, aveva anche il compito di chiuderla dietro la cancellata, come per metterla a riposo dopo la fatica provata per tutto il giorno a sentire il vocio ed il calpestio di mille persone. Anche i castani ricurvavano un po’ le foglie calandosi nel sonno della note. Poi i cancelli furono rimossi, il giardiniere partì per la Germania lo zampillo della fontana si spense ed i pesci rossi morirono....


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